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Adriatico Bene dell'Umanità

Per: Ministro Per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare della Repubblica Italiana

Petition “ Adriatico Bene dell’Umanità”



8
FORUM OF ADRIATIC AND IONIAN CITIES & TOWNS
Brindisi, 5 febbraio 2011


Annika Patregnani - HABITATLAB PRESIDENT
presents
PETITION “ ADRIATICO BENE DELL’UMANITÀ”
Advanced by HabitatLAB Onlus for the recognition by UNESCO of the “ Adriatic Sea" as part of the natural humanity world cultural heritage

8
HabitatLAB Onlus

Via Pio Foà, 11 - 00152 ROMA
Via F. De Sanctis, 14 - 65122 Pescara

ITALY

PETIZIONE POPOLARE
promossa da HabitatLAB Onlus per il riconoscimento
del “MARE ADRIATICO” come appartenente al Patrimonio Naturale
Culturale Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO

per il tramite

- dell’Onorevole Ministro Per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare della Repubblica Italiana
E
- dell’Onorevole Ministro per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana

**********
Per meglio comprendere le ragioni ed il fine della petizione che in questa sede si è deciso di proporre alla sottoscrizione di tutti i partecipanti alla manifestazione, ed in seguito a tutte le istituzioni, fondazioni, enti, cittadini che tramite le diverse fonti di comunicazione saranno messi in grado di aderirvi, ci aiuterà una breve
Premessa

- Fondata nel Novembre del 1945, con sede a Parigi, l’UNESCO è una organizzazione delle Nazioni Unite cui attualmente aderiscono 193 paesi + 7 membri associati, fondata con lo scopo di favorire e mantenere la pace e la collaborazione tra i popoli attraverso i canali dell’Educazione, della Scienza e della Cultura.
In questo senso il preambolo del suo Atto Costitutivo non è solo una dichiarazione con cui si sono cristallizzati i valori ed i principi che devono ispirare il suo operato, ma nel contempo un monito senza tempo per le generazioni presenti e future….. “Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace. Poiché la dignità dell’uomo esige la diffusione della cultura e l’educazione di tutti per la libertà e la pace, tutte le nazioni hanno doveri sacri da adempiere in uno spirito di mutua assistenza….

Una pace fondata sui soli accordi politici ed economici dei governi non può determinare l’adesione unanime, durevole e sincera dei popoli;
per conseguenza, questa pace deve essere costruita sul fondamento della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità”
- Nell’evoluzione delle attività e finalità demandate all’Unesco dalle nazioni costituenti ed aderenti, spicca una delle missioni che oggi hanno assunto carattere principale, anche perché fortemente sentita dalla popolazione di tutti i continenti, che consiste nell’identificazione, nella protezione, nella tutela e nella trasmissione alle generazioni future dei patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo. Tali patrimoni difatti, rappresentando l’eredità del passato dai quali oggi l’umanità trae beneficio, la obbligano consapevolmente a trasmetterli alle generazioni future all’interno di un procedimento che la vede coinvolta non solo nel plasmare, attingere e fruire delle risorse e delle bellezze del mondo, ma anche di conservarle, per permettere alle progenie che verranno di godere di altrettanta beltà e di vitali risorse.
Per raggiungere tale finalità, nel 1972 gli stati aderenti hanno dato vita al trattato internazionale conosciuto come Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, Culturale, Naturale, con cui l’Unesco ha riconosciuto e posto sotto tutela sino ad oggi oltre 870 “siti” in 145 paesi del mondo.
La convenzione, difatti, prevede una forma di tutela diretta ed indiretta, atteso che con la ratifica dell’accordo gli Stati aderenti assumono reciprocamente l’obbligo di garantire l’identificazione, protezione, conservazione, valorizzazione e trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale (così come individuato ed ammesso dalla convenzione medesima) situato sul suo territorio, ed a tal fine si impegnano ad agire col massimo delle loro risorse disponibili, all’occorrenza con l’ausilio dell’assistenza e della cooperazione internazionale, sia a livello finanziario che artistico, scientifico e tecnico.
Per garantire il raggiungimento dei fini perseguiti, ogni Stato si obbliga - per quanto possibile e nelle sue capacità - ad adottare una politica generale intesa ad assegnare una funzione al patrimonio riconosciuto ed ad integrarne la protezione nei programmi di pianificazione generale; istituire adeguati servizi di protezione e valorizzazione, di favorire lo sviluppo di studi e ricerche scientifiche per prevenire o fare fronte ai pericoli che minacciano il proprio patrimonio culturale o naturale;
prendere provvedimenti giuridici, scientifici, tecnici e finanziari adeguati ai fini anzidetti; favorire lo sviluppo della formazione nel campo della conservazione e valorizzazione, promuovendo la ricerca in questo ambito.

Si comprende quindi l’importanza che ha assunto una tale organizzazione e le convenzioni di carattere sopranazionale, vincolanti per tutti gli stati membri, che in essa vengono stipulate; attraverso l’inserimento nell’alveo dei beni sottoposti alla convenzione/tutela Unesco, si permette sia alle popolazioni indigene che mondiali di ottenere una tutela del patrimonio naturale – culturale nazionale e transnazionale, prescindendo dall’ignavia dei governi e degli enti locali, troppo spesso distanti, se non addirittura agnostici - all’argomento.

E si comprende, a questo punto, la scelta di ricorrere alla procedura che più di ogni altra potrà garantire le nostre e le vostre richieste di tutela e conservazione di quel patrimonio marino che è il “Mare Adriatico” e l’area che lo circonda.
- La procedura di riconoscimento è stata nel tempo perfezionata, snellita e resa ancor più rigorosa, avendo ristretto a cicli temporali di un lustro la possibilità per ogni stato membro di compilare una lista propositiva da inviarsi al Centro del Patrimonio Culturale dell’Unesco, corredato da un “dossier di candidatura”, redatto secondo le linee guida dettate dalla convenzione e dai regolamenti.
Per quanto riguarda l’Italia, qualora un sito o un’area non siano già presenti nella lista propositiva è possibile compulsare la loro iscrizione all’autorità competente, che per quelli di natura culturale o naturale sono rispettivamente i Ministeri cui la presente è rimessa, con l’esortazione di voler estendere l’adesione a quegli stati membri dell’
Unesco (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania) che si affacciano sul Mare Adriatico e ne traggono vita.





- Probabilmente, qualcuno potrà osservare che la petizione si presenta “ambiziosa” rispetto alle determinazioni dell’Unesco, che quando ha riguardato “luoghi” da tutelare non si è mai spinta oltre determinati limiti geografici: tale prospettiva è stata oggetto di riflessione da parte del comitato organizzatore e dei collaboratori dell’associazione habitatlab, ma, riflettuto sulle considerazioni e motivazioni espresse nei successivi paragrafi, all’unisono si è scelto di seguire il moto ispiratore dell’iniziativa, che si sostanzia nella comune richiesta di tutela nazionale e sopranazionale del Mare Adriatico e – seppur così non fosse – di sensibilizzare le popolazioni ed i governi, enti, associazioni, dell’area geografica che la abbracciano per una sua comune invocazione e diretta realizzazione.

MOTIVI

Sotto l’aspetto morfologico ed ambientale, le caratteristiche del Mare Adriatico lo rendono assolutamente tipico, se non unico nel suo genere, avendo beneficiato da madre natura di tante peculiarità non facilmente rintracciabili in altri luoghi similari.
Qualificato per conformazione come un bacino semichiuso all’interno del mare Mediterraneo, l’idrografia, cioè la distribuzione dell’acqua sulla sua superficie, è caratterizzata dall’afflusso circolatorio antiorario di acqua proveniente dal mare Mediterraneo orientale, che accede dal canale lungo la costa orientale e discende da nord a sud lungo la costa occidentale, e dall’acqua fresca e dolce proveniente dai fiumi italiani.
Lungo circa 800 Km, per una larghezza media di 150 km, con profondità che variano dai 75 – 80 mt di media del bacino settentrionale sino a quella massima di circa mt.1250 al largo della Puglia (Fossa del basso Adriatico), l’Adriatico risulta essere un mare altamente produttivo e pescoso, di gran lunga il maggiore tra quelli del mediterraneo e tra i primi nel mondo, e ciò anche per l’apporto naturale, nel suo stretto alveo marino, di sali minerali e sostanze nutrienti che sono diluiti in minima parte nell’acqua dei fiumi che vi confluiscono, mantenendo quella densità minima per costituire nutrimento per la catena alimentare anche una volta accolti nell’Adriatico, proprio in ragione della sua conformazione.



A ciò si aggiunga che la pianura padana, ricca di agricoltura ed allevamenti del bestiame, produce, come rifiuti, sostanze che per l’habitat marino sono altamente nutrienti, contribuendo a rendere l’alto adriatico la zona più produttiva in assoluto rispetto ad ogni altro ambiente marino, tanto che anche questo aspetto ha portato l’Unesco ha dichiarare patrimonio mondiale l’area del delta del Po’.
- La ricchezza ittica, intesa come prodotto del pescato, si alterna tra il pesce azzurro (alici, sardine, clupeidi) ed i calamari, moscardini pannocchie, presenti su tutti i fondali, agli scampi, naselli del medio e basso adriatico, ed ai molluschi bivalvi come le vongole veraci delle lagune settentrionali. Ad essi si aggiunga la coltivazione e produzione industriale di militi negli appositi impianti, localizzati soprattutto nel nord.
Tale ricchezza ha consentito lo sviluppo di una copiosa flotta peschereccia, divisa in alcune migliaia di unità, sia italiane che appartenenti alle nazioni che vi si affacciano (Slovena, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania), per la maggior parte di piccola e media stazza in ragione del prodotto pescato e del metodo utilizzato, escluse quelle ad uso della pesca con reti da posta, nasse, e cestini per la cattura di seppie, lumachine ecc. .
Trattandosi per lo più di pesca artigianale, di antica derivazione e tradizione, vi sono collegati come ad un cordone ombelicale il lavoro ed il reddito di decine di migliaia di famiglie dedite esclusivamente al settore, che hanno quindi nel mare adriatico l’unica fonte di sostentamento e sopravvivenza.
Ad esse, come ovvio, si deve aggiungere tutta la mole di ricchezza, lavoro, sostentamento di cui beneficiano centinaia di migliaia di persone che orbitano nel mondo del turismo, della ristorazione, della balneazione, ecc. .
II°
Sotto l’aspetto storico – culturale: il mare adriatico è circondato da siti, città, paesaggi, luoghi che rivestono un’importanza storico e culturale tale da meritare l’inserimento sotto l’egida dell’organizzazione mondiale parigina, tanto che oggi vengono definiti il “Patrimonio Unesco dell’Adriatico”, e tra cui si annoverano:
• Venezia ed il Delta del Po’ in Italia;
• il Parco Nazionale di Plitvice, la città storica di Trogir, la città storica di Dubrovnik, il complesso storico di Spalato con il Palazzo Diocleziano siti in Croazia;

• il Parco nazionale di Durmior e la regione naturale e storico culturale di Kotor, in Montenegro;
• il Sito di Butrint in Albania,;
• Stari Ras ed il monastero di Sopocani in Serbia.
Ad essi si debbono aggiungere le altre decine di monumenti, siti, città, parchi, che sono state inserite nelle liste propositive da parte delle singole nazioni (tra cui ovviamente l’Italia) per le quali si attendono le determinazioni delle commissioni competenti.
Ed ancora vanno segnalate ed evidenziate come aventi diritto ad essere inserite nella liste propositive per l’Unesco tutte quelle spiagge, litorali, cittadine storiche, monumenti, che “fanno parte del Mare Adriatico e con esso vivono in simbiosi”, e che per la loro straordinaria bellezza, ricchezza, testimonianza culturale, sono la meta del turismo mondiale, traendone prestigio, rispetto, risorse, quali
- le isole Tremiti (Italia)
- le isole dell’Incoronate e della Dalmazia (Croazia)
- il litorale del Conero (Italia)
- il litorale della costa dei Trabocchi della provincia di Chieti (Italia),
- la spiaggia di Zunije in Montenegro
per citarne solo alcune.

Spesso e volentieri sono le stesse realtà locali a manifestare l’esigenza di porre sotto tutela Unesco determinate realtà storico – culturali e bellezze naturalistiche come, da ultimo, si è verificato per la spiaggia di Cerrano di Pineto ed i Calanchi naturali di Atri.

E’ sorta, difatti, negli ultimi anni, una spontanea forma di coscienza popolare transfrontaliera, che ha fatto propria l’esigenza di proporre iniziative volte a favorire la cooperazione sociale ed economica con quei paesi dell’area Adriatica per sostenere iniziative anche negli ambiti più diversi come la cultura, l’ambiente e la sua tutela, il turismo, per la creazione di una vera e propria “regione euroadriatica”, nella quale il mare adriatico diventa l’elemento di unione.


Si sta cercando di costituire una vera e propria rete adriatica di siti Unesco che, con caratteristiche similari e radici culturali comuni, possano essere oggetto di studio e di analisi, quanto di valorizzazione e tutela mediante l’individuazione di linee guida comuni e di azioni di promozione, per passare da una “tutela passiva” ad una tutela attiva del patrimonio culturale, chiave di risorsa turistica ed economica, che non può prescindere dalla tutela del “Mare Adriatico”
III
Tutti conosciamo l’evento occorso Martedì 21 Aprile 2010 al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, quando si è verificata un’esplosione sulla piattaforma della British Petroleum, presa in leasing dalla società svizzera Transocean (la più grande compagnia nel settore delle perforazioni off- shore) che ha provocato la fuoriuscita inarrestabile per diversi mesi, di cinquemila barili di petrolio al giorno (cifra ufficiale dichiarata ndr), con sconvolgimento senza precedenti dell’ambiente marino e della sua fauna, oltre che delle attività ad esso collegate, con effetti negativi diretti ed indiretti stimati per i prossimi 50 anni almeno. Rivolta la domanda ad esperti biologi marini, su cosa succederebbe se un incidente come quello del Golfo del Messico (ma anche di proporzioni minori) si verificasse nel mare Adriatico, la risposta è stata univoca: si assisterebbe alla morte di tutto il mare adriatico, che proprio per la sua morfologia (mare semichiuso, bassa profondità dei fondali, limitato ricambio delle acque rispetto ad un mare aperto) non potrebbe sopravvivere ad una simile evento.

Orbene, di tutte le piattaforme estrattive italiane le principali si trovano proprio nell’Adriatico (alcune in Sicilia e nello Ionio): ad esse si devono aggiungere le piattaforme mobili per la ricerca di nuovi giacimenti.
Tre piattaforme estrattive sono ubicate di fronte ad Ortona (già nota alla cronaca per la realizzazione del Centro Oli da parte dell’Eni, poi sospeso per la vibrante protesta della cittadinanza e per l’opposizione di alcuni enti locali ed associazioni). A ciò si aggiunga che ad oggi (notizia WWF) oltre 60 km di area e costa marina abruzzese sono interessati da richieste ed autorizzazioni di concessioni per la ricerca ed estrazione di idrocarburi, mentre (secondo fonti qualificate) l’Italia ha già concesso l’autorizzazione ad iniziare sondaggi ad almeno 16 piattaforme mobili di cui la maggior parte appartenenti a compagnie straniere, in un tratto di mare dell’Adriatico (ma non solo) che vede interessate le regioni dell’Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise. Puglia.
Allo stato non si conosce se sono state presentate richieste similari anche nei confronti delle nazioni della costa orientale, che per la loro vicinanza sono parti integralmente esposte al rischio diretto ed indiretto, come la stessa costa italiana, ad incidenti che si venissero a realizzare nelle loro acque o in quelle internazionali.
- Le conseguenze dirette ed indirette in termini di inquinamento derivanti dall’attività di ricerca e perforazioni in corso nei fondali del nostro mare, come in quelli limitrofi o internazionali, oltre che dagli inevitabili incidenti che statisticamente conseguono all’attività estrattiva, al trasporto marittimo ed alle operazioni di carico e scarico, lavaggio delle cisterne, ecc., fanno temere per l’aggravarsi di un inquinamento sempre più avvertito e presente, e per le successive ricadute negative per le popolazioni che vivono dell’indotto derivante dal mare; mentre, come detto, il verificarsi di un incidente tipo quello assurto alle cronache mondiali, anche di proporzioni ben inferiori, avrebbe conseguenze irreversibili per l’intero Adriatico.
Alle suesposte considerazioni và aggiunto il pericolo gravissimo dovuto all’uso di materiali radioattivi per le perforazioni petrolifere in mare.
Appare così evidente che i rischi connessi all’attività estrattiva delle piattaforme petrolifere ed all’attività di perforazione in generale non possono essere continuamente sottovalutati e le conseguenze di un incidente che si verificasse nel mare Adriatico, soprattutto in prossimità delle coste, sarebbero inevitabilmente disastrose per l’intero ecosistema marino e per tutte le attività sopra indicate collegate alla sua esistenza e preservazione.
Altrettanto un simile evento comporterebbe conseguenze negative sui quei siti patrimoni dell’umanità, inseriti o meno nella lista Unesco, che sono situati vicino o direttamente sul mare Adriatico e che senza di esso, inteso nel suo contenuto più vitale e nella sua oggettiva bellezza, non avrebbero potuto assurgere a tale status o ne perderebbero comunque le caratteristiche, per essere, inevitabilmente, inquinati e compromessi.
Ne consegue quindi la necessità, avvertita tra la gente, di ottenere un sistema di tutela più incisivo, anche di carattere sopranazionale, che possa portare ad individuare e prescrivere criteri di prevenzione e sicurezza maggiori rispetto a quelli sinora adottati, nonché misure di controllo sull’adozione delle stesse misure prescritte a prevenzione e garanzia.
IV°
A corredo e suffragio della petizione si richiamano le appendici tecnico - scientifiche degli istituti partecipanti (Mario Negri Sud, ecc.) e la documentazione di origine parlamentare messa a disposizione dagli “onorevoli” fautori dell’iniziativa, a dimostrazione che il tema è da diversi decenni oggetto di dibattito politico e sociale.

******************

In base alle suesposti considerazioni e motivazioni, noi liberi sottoscrittori richiediamo al Governo Italiano, e per esso al Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare ed al Ministero per i Beni e le Attività Culturali di fare propria la presente petizione, sviluppare ulteriormente le tematiche in essa illustrate e, quindi,

candidare il “MARE ADRIATICO”

al conseguimento dello status di Patrimonio Naturale e Culturale Mondiale da parte dell’Unesco.
Oltre che
adottare ogni misura e provvedimento idonei alla tutela e conservazione sua e dei siti e luoghi di pregio naturalistico e culturale che lo circondano.

Segue raccolta firme



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HabitatLAB Onlus

Via Pio Foà, 11 - 00152 ROMA
Via F. De Sanctis, 14 - 65122 Pescara

ITALY

Petition
Advanced by Habitat LAB Onlus for the recognition by UNESCO of the “ Adriatic Sea" as part of the natural humanity world cultural heritage
Through the Minister for the Environment and Protection of the territory and the sea of the Italian Republic and the Minister for the Goods and the Cultural Activities of the Italian Republic
We confidently hope that all participants to this protest will underwrite our petition, as well as all the institutional bodies, foundations, which through the various sources of communication will be able to join this project afterward.
A short introduction will clarify our reasons and purposes.
Foreword
Established in November of 1945, based in Paris, UNESCO is a United Nations organization currently participating in 193 countries +7 associate members, founded to promote and maintain peace and cooperation among people through Education, Science and Culture.
In this sense, the preface of its Constitutional Act of association is not only a statement that synthesizes values and principles that should inspire its work, but also a timeless warning for
present and future generations ... "Since wars have their origin in the human spirit, it is in the spirit of the men that we must raise the defenses of peace. Since the dignity of man requires sharing of culture and education of all to freedom and peace, all nations have sacred duties to fulfill in a spirit of mutual assistance. ... A peace based solely on political and economic arrangements between governments can not determine the unanimous lasting and sincere unity of peoples, consequently, this peace must be built on the foundation of intellectual and moral solidarity of mankind”
- In the evolution of the purposes and the activities delegated to UNESCO by its constituents and nations members there is a mission that stands out today, strongly felt by the people of all continents: to identify, protect, safeguard and hand down to future generations world’s cultural and natural heritage.
These assets represent the heritage of the past from which mankind benefits today and should benefit tomorrow. Mankind therefore is compelled to preserve these treasures so that its progeny could enjoy its beauty and vital resources
In order to achieve this objective, The World Heritage Convention • Convention concerning the Protection of the World Cultural and Natural Heritage • adopted by UNESCO in 1972 was founded. Since then, over 870 "sites" in 145 countries worldwide have been put under protection.
The convention, in fact, provides a form of direct and indirect protection to all Nations that ratify the document and ensure the identification, protection, conservation, enhancement and transmission to future generations of cultural and natural heritage (as identified and approved by Convention itself) in its territory, and to this end commit to act with the maximum of their available resources, possibly with appropriate international help assistance and cooperation, at
financial, artistic, scientific and technical level.
To ensure the achievement of the purposes, each Nation commits –according to its possibilities possible and in its ability – a) to adopt a general policy designed to assign a specific function to the recognized heritage and to integrate its preservation into the overall national planning; b)to set up
adequate protection and enhancement services, promoting the development of scientific studies and research to prevent or cope with the dangers threatening its cultural or natural heritage; c) to take necessary legal, scientific, technical and financial resources adequate for the above mentioned purposes; d) to support the development of training programs for the conservation, development and promotion and research in this area.
It is understood therefore the significance that such an organization and its transnational character have assumed, by binding on all Member Nations. By creating a list of sites of national and transnational natural-cultural importance protected by the UNESCO agreement , both local and worldwide visitors can obtain a global heritage conservation protection from possible governmental and local authorities misdoing , that far too often are blind to the subject.

It is understood at this point, the decision to use this procedure more than others to ensure our and your requests for protection and conservation of marine resources living in the "Adriatic Sea" and the area around it.
- The accreditation process has been perfected over time, facilitated and made even more severe, having a limited time cycles of the five years possibility for each Member Nation to list its proposals and send them to the Centre of Cultural Heritage at UNESCO, together with an "application form", prepared in accordance with the guidelines laid down by the Convention and its regulations.
As for Italy, whenever a site or an area is not yet listed among the proposed protected ones it can be compulsory listed by the relevant authority, which for those of cultural or natural interest are respectively the Ministries above mentioned, with an exhortation to those member nations (Slovenia, Croatia, Bosnia and Herzegovina, Montenegro, Albania), which border the Adriatic Sea and get life from it.

- This is certainly an ambitious petition and will represent a real challenge to UNESCO, always involved in the protection of well defined areas. This perspective has been discussed by the
organizing committee and collaborators of HabitatLAB association, and it has been decided that our reasons and considerations -expressed in the following paragraphs- will lead our initiative, and inspire our work of denounce and awareness request to all Countries and Governmental bodies, associations, that embrace this geographical area, in order to aim to a common goal and project of conservation.
OUR GROUNDS
I.
Under the morphological and environmental point of view, the distinctive features of the Adriatic Sea make it absolutely peculiar, if not unique, having benefited from Mother Nature’s many features not commonly found in other similar locations.

Defined as basin, for its semi-closed conformation in the Mediterranean Sea, its hydrographic state, that is the distribution of water on its surface, is characterized by a counterclockwise circulation of water coming from the eastern Mediterranean Sea, which gets along the east coast from the channel and descends from north to south along the west coast, carrying fresh water from Italian rivers.

800 km long, with an average width of 150 km, with average depths ranging from 75 to 80 meters in the northern basin up to a maximum of about mt.1250 off the Puglia (the lower Adriatic Pit)the Adriatic is a highly productive Sea and teeming with fish, the most productive among those of Mediterranean and among the first ones in the world, and this also thanks its natural shape that allows the natural flow, in its narrow channel ,of minerals and nutrients lightly diluted with river water, thus maintaining the minimum density necessary for the food chain to thrive.
Moreover the Po Valley, area of intensive agriculture and livestock, produces waste substances that to the marine environment are highly nutritious, helping to make the Northern Adriatic the most productive sea area, allowing a breathtaking number of animal species to prosper thus becoming a UNESCO declared world heritage area of the Po delta '.
The abundance and variety of fish spreads from the bluefish (anchovies, sardines, Clupeidae) to squid, octopus cobs, squilla mantis present at all depths, with shrimp, plugging the middle and lower Adriatic and bivalve mollusks such as clams of northern lagoons. Moreover we find farming and industrial production of mussels and cockles in specific installations, located mostly in the northern areas.
Thanks to this richness a strong fishing fleet of various thousand small and medium size units (Italia, Slovenia, Croatia, Bosnia, Montenegro, Albania) has been developed, all according to the fishing technique that is mainly artisanal and traditional. This represents the core of the income of tens of thousands of families for which the Adriatic Sea is the only source of life.
In addition to that the whole touristic machine revolves around the Adriatic Sea, a whole economy rotates around it accommodations, catering, swimming, etc.
II.
The Adriatic Sea is surrounded by towns, villages, sites of immense cultural relevance, already listed among the UNESCO Adriatic Sea Heritage such as:
-Venice and the Po Delta, in Italy
-Plitvice National Park, the historic towns of Trogir, Dubrovnik, the historical complex of Split and its Diocletian Palace, in Croatia;
- Dumiore National Park and the Kotor Region, in Montenegro;
-Butrint site in Albania
-Stari Ras and the Sopocani monastery in Serbia
-Plus dozens of other monuments, sites, towns, parks, beaches, that for their unique beauty and context are still waiting to be approved and included in the UNESCO World Heritage list, just to mention few ones:


-Tremiti Isles (Italy)
-Kornat and Dalmatian Isles (Croatia)
-Conero coast (Italy)
-Trabocchi coast in the Chieti Province (Italia)
-Zunje and Montenegro beach
It’s often the decision of local citizen expressing the need of preserving cultural historical and natural sites as, most recently, happened for the beach of Cerrano in Pineto and Natural canyons in Atri. In recent years, a spontaneous form of popular consciousness that crosses any border, which has embraces the need to promote social and economic cooperation with those countries of the Adriatic that support efforts in different areas as culture, environment and its protection, tourism, to create a real "Euroadriatic region", in which the Adriatic Sea becomes the binding link.

We are trying to build a real network of Adriatic UNESCO heritage sites, sharing characteristics and cultural roots, in order to study and analyze and enhance their reality through
the identification of common guidelines and measures to promote their life and move on from a "passive " to an active protection action of cultural heritage, as the touristic and economic key resource, which cannot be separated from of the "Adriatic Sea" conservation.
III.
May 21st 2010 is sadly well remembered for the environmental dreadful accident happened off the coast of Louisiana, where a British Petroleum rig (leased by the Swiss company Transocean, major company in the offshore perforation market) exploded, and for various months over five thousand (official declared quantity) barrels of oil leaked in the open sea every day. An unprecedented environmental disaster occurred, affecting at least the next 50 year of wild life. Experts and biologists believe that if such accident (or even a smaller scale one) occurred in the Adriatic Sea the whole fauna would die, due its peculiar features (semi closed sea, shallow waters, slow water exchange).
Now, all major extraction rigs are based in the Adriatic Sea, some other are off the coast of Sicily and in the Ionic Sea, in addition to that many other moving rigs searching for new areas of oil extraction in the Adriatic.
Three mining rigs are located in front of Ortona (already known for the creation of the Centre Oils by Eni, and then suspended for the vibrant protest of citizens and the opposition of some institutions and local associations). In addition to that today (news from WWF) as well as 60 km of coast and marine areas of Abruzzo are affected by the demands and authorization of licenses for exploration and production of hydrocarbons, while (according to qualified sources) Italy has already granted consent to at least 16 surveys moving rigs most of them belonging to foreign companies, in the area of the Adriatic sea (but not only) between Emilia Romagna, Marche,
Abruzzo, Molise. Puglia.

At the present time, it is not known if similar requests have been made even to the countries of the east coast, that are equally exposed to the risk of direct and indirect accident, as the Italian coast.

- The direct and indirect consequences in terms of pollution arising from research and drilling operations under way in the depths of our sea, as in neighboring countries or international ones, as well as from the inevitable accidents that statistically could occur with mining, maritime transport and the loading and unloading, tank washings, etc.., shall lead us to fear for worsening pollution levels increasingly felt and present, and the negative consequences for the populations living on the sea and the industries connected, while, as mentioned, the occurrence of an incident of even much smaller proportions than that occurred in Louisiana, would have irreversible consequences for the entire Adriatic.
The dangers of using radioactive materials for oil drilling at sea must be added.
It seems so obvious that the risks associated with mining of oil rigs and drilling activity in general can not be constantly underestimated and the consequences of an accident occurring in the Adriatic Sea, particularly near the coast, would inevitably be disastrous for the entire marine ecosystem and all the activities mentioned above related to its existence and preservation.
Likewise such an event would result in negative consequences for those UNESCO World Heritage Sites, included or not in the list, which are located near or directly on the Adriatic Sea and that without it, their content and in their most vital objective beauty, would be inexorably compromised and polluted.

It follows therefore the need felt among the people, to get a more effective system of protection, including one of transnational character, which can lead to recognition and setting of criteria for safety and prevention, higher than those previously used, together with the implementation of control measures required.
IV.
In support of the petition we enclose technical scientific studies–issued by the participating institutions (Mario Negri Sud, etc..) and Parliamentary documentation made available by promoters of the initiative, showing that the theme has been for decades a political and social debate main subject.
Based on the above considerations and grounds, we free subscribers ask the Italian Government, to the Ministry of Environment and Conservation of Territory, Land and Sea and the Ministry of Cultural Heritage to endorse the petition, to further develop the issues set out therein and, therefore,

nominate the "ADRIATIC SEA "
to the status of World Cultural and Natural Heritage by UNESCO
as well as
to take all appropriate measures to protect its conservation and sites and places of cultural and natural value around it.

Petition signatures attached



8
HabitatLAB Onlus

Via Pio Foà, 11 - 00152 ROMA
Via F. De Sanctis, 14 - 65122 Pescara

ITALY



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